Chi era Franco Moschino?

febbraio 7, 2017 Scritto da ilaria - Nessun commento

Vi voglio parlare di un uomo e della sua arte pioniera, Franco Moschino. Da anni la globalizzazione ha permesso di assottigliare sempre più il confine tra ciò che viene percepito come lussuoso e ciò che è alla portata di tutti. La fusione dei generi ha abbattuto preconcetti, almeno nell’immaginario di molti, concedendo spazio alla reinterpretazione di oggetti di uso comune, inventando nuove contaminazioni e prospettive. Il marchio fashion che più di tutti, e prima di tutti, ha saputo sperimentare con ironia, smitizzando la patina dorata della moda porta il nome del suo creatore : Moschino. Nato ad Abbiategrasso, nella provincia di Milano, rimasto orfano all’età di otto anni Franco ha conosciuto presto il dolore della perdita, gli è stata strappata la libertà di potersi godere l’innocenza dell’essere bambini, privilegio che ha rivendicato per tutta la vita, trasportandolo nella sua arte surreale e provocatoria. La fama arrivò negli insospettabili e lontani anni ’80, quando tutto era traboccante, vistoso e pacchiano, lui riuscì a creare un brand irriverente e totalmente anticonvenzionale,  facendo dialogare la sua sfrenata fantasia con un talento immenso per la sartorialità e una profonda cultura sociale. Assoluto percussore dei tempi, inventava la sua moda aggiungendo sempre dettagli concepiti con una prospettiva fresca e teneramente beffarda, ha saputo giocare, riuscendo a mantenere indossabili le sue creazioni, nelle quali convivevano libera espressione, a volte anche dissacrante nei confronti del fashion, e linee classiche. Spesso paragonato all’ “enfant terrible” Jean Paul Gautier, il quale secondo me si distingueva per un approccio più sovversivo e teatrale rispetto all’ironia fanciullesca di Franco Moschino. Ricordo nei primi anni ’90, di aver comprato un tailleur dal rigorosissimo taglio sartoriale, con giacca monopetto e gonna a matita, tanto classico quanto potenzialmente noioso, in uno sgargiante e sorprendente verde prato, rifinito con bottoni in legno colorato (un arcobaleno, una farfalla, il volto di Olivia di Braccio di Ferro), una camicia fluida e banale, se non fosse stato per la stampa all over stile pop art che rappresentava un flipper, e,  il mio pezzo preferito, una bellissima gonna a portafoglio con la carta del 5 di fiori e del 6 di cuori ( talmente corta che ora potrebbe essere indossata come stola!). Padre dell’ironia, i suoi capi potevano essere indossati solo da chi sapeva prendersi poco sul serio e con una fortissima personalità eclettica. Icona eletta del suo stile sul piccolo schermo fu  Fren Dresher, protagonista assoluta della sit com “la tata Nanny”, ciociara per l’Italia, di origini ebraiche per il resto del mondo, scanzonata, grossolana e genuina, tata Francesca interpretava perfettamente il giusto mix di divertimento e femminilità.  Impegnato nel sociale e nella lotta al razzismo, ecologista e pacifista, Moschino inseriva nelle sue collezioni tessuti naturali trattati senza utilizzare elementi dannosi, una voce fuori dal coro, in tempi non sospetti, che ha sempre fatto la differenza. Sfacciato, divertente, sensibile, l’essenza di Franco Moschino si può sintetizzare nel simbolo che meglio rappresenta il suo marchio : un cuore rosso.
Dal 2013 l’amica, musa e braccio destro di Moschino, Rossella Jardini , di cui vi invito a guardare la nuova collezione,  è stata sostituita, da Jeremy Scott come direttore creativo della maison.  Di certo Jeremy è irriverente, street e contemporaneo, ma è anche auto celebrativo e esibizionista, elementi che non facevano parte della personalità riservata e sensibile di Moschino.